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DIFFAMAZIONE. CESARE FERA VINCE ANCHE IN APPELLO

Cesare Fera, Presidente di Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative, commenta la sentenza della Corte di Appello di Genova che conferma la precedente sentenza del Tribunale di Genova depositata un anno fa. Ancora una volta, un giudizio di non veridicità dei contenuti pubblicati dal sito de La casa della Legalità che ribadisce non soltanto l’utilizzo improprio delle fonti, ma anche la lesione del diritto di critica dei lettori, condizionati da uno stile di comunicazione enfatico e denigratorio.

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Milano. Cesare Fera accoglie con soddisfazione la sentenza del Tribunale della Corte di Appello di Genova, che chiude un grave episodio di diffamazione di cui è stato vittima insieme a Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative, società che dal 2001 opera nel settore delle energie rinnovabili (eolico, solare a concentrazione e biogas). Tre articoli pubblicati dal 2009 al 2010 sul sito de La Casa della Legalità che hanno avuto ampia e prolungata diffusione sul web, a discapito della reputazione dell’azienda.

Il ricorso in Appello da parte del Presidente de La Casa della Legalità è stato rigettato in toto. La sentenza conferma il giudizio di dolo espresso dal Tribunale di Genova, che associa alla scelta di “termini pesantemente denigratori e dunque lesivi delle caratteristiche di continenza (…) delle espressioni, necessaria al fine di esercitare il diritto di critica”.

Più in dettaglio, la sentenza rileva che “nei titoli e nella formulazione della pubblicazione si palesano espresse insinuazioni” e “accostamenti arbitrari e capaci di suggestione”, concludendo che “non può ignorarsi che incombe sul giornalista l’obbligo di approfondire i fatti e controllare le fonti, di verificare e aggiornare i suoi dati. Ciò non risulta essere stato fatto”.

La permanenza di articoli diffamatori sul web costituisce un danno concreto e reiterato alla reputazione – commenta Cesare Fera all’indomani della pubblicazione della sentenza della Corte Di Appello. Danno tanto più doloroso e inaccettabile, quanto maggiore è la consapevolezza di aver sempre operato nel rispetto della legalità. Questa sentenza definisce un criterio deontologico di comunicazione che non dovrebbe mai essere disatteso, nell’interesse di tutti: la verifica delle fonti e l’approfondimento dei fatti che riportano. La accogliamo con soddisfazione, perché rende giustizia alla correttezza del nostro lavoro.

La sentenza del Processo per diffamazione a mezzo stampa (17 febbraio 2014)

Il testo della sentenza della Corte Di Appello di Genova (16 ottobre 2015)